Primo giorno di scuola: grembiule sì, grembiule no?

grembiulini-scuola

Finite le vacanze, è tempo di ritornare nelle proprie città, alla solita routine dell’ufficio, al tran tran quotidiano tra spesa e ordine in casa, e soprattutto alla gestione dei bambini e della scuola.

Quest’anno Sofia andrà in prima elementare, mentre Matteo comincerà la quarta. Per Sofia è un’emozione unica, si diverte a cercare astucci per le sue matite colorate e soprattutto lo zainetto “giusto” per il suo debutto nel mondo della scuola. E poi va trovato il famoso grembiulino!

In molte scuole è diventato obbligatorio mentre in altre la scelta è lasciata a ciascun genitore.

Quando ero piccola io il grembiule era una sofferenza: ero molto più contenta di tornare a scuola per vedere le mie adorate maestre, ma il grembiule proprio non lo volevo! La mia mamma era invece molto felice, perché questo obbligo incideva notevolmente sul numero delle lavatrici da fare. A Matteo non interessa doverlo mettere, per lui è molto più importante poter stare con i suoi amichetti e divertirsi assieme a quei bimbi che non ha visto durante l’estate, ma Sofia ha preso da me e già storce il naso all’idea di dover avere qualcosa sopra ai suoi vestitini preferiti.

Ora che la mamma sono io, devo ammettere che questo “obbligo” mi aiuta nelle tante incombenze di casa: mio marito mi aiuta tanto, ma stendere la lavatrice è proprio una di quelle cose che a nessuno dei due piace fare.

Al di là delle incombenze di vita quotidiana, però, il grembiule è un argomento di discussione tra mamme e suscita sempre grandi polemiche relative all’omologazione e alla libertà di vestire i propri bambini come più si preferisce. Alcune mie amiche sono favorevoli all’utilizzo per lo stesso motivo legato alla praticità, ma tantissime altre discutono sulla sua utilità. Personalmente ritengo che, data l’epoca in cui ci troviamo a vivere, che esibisce bimbe sempre più simili a fashion blogger e adolescenti in corsa smodata per assomigliare alla modella top del momento, sia una buona cosa evitare che certe invidie e corse all’ultimo capo alla moda si facciano largo nei nostri piccoli sin dalla loro tenera età.

Lasciamoli giocare e divertirsi come più preferiscono, e se c’è un grembiulino che copre le macchie di colori sui loro vestiti nuovi tanto meglio!

Buon inizio di scuola a tutti i bimbi!

Quando togliere i braccioli ai bimbi?

Bambina al mare senza braccioli

Ciao a tutti!

Sono Anna, ho 37 anni e sono la mamma della simpaticissima Emma, la mia bimba di 5 anni. Io e mio marito siamo amanti del mare, e abitando a Bologna ogni occasione è buona per scappare in Riviera, con la macchina piena di sorrisi, palette, secchielli, cappellini, costumini colorati…e braccioli!

Emma è sempre stata un pesciolino, sin da quando era piccola piccola e sguazzava felice nella vasca del bagno. Così decisi di portarla in piscina, a seguire i corsi dedicati ai bimbi. Ci siamo sempre divertite un sacco, Emma è stata anche soprannominata la sirenetta del gruppo.

In una delle prime domeniche in spiaggia, non appena ha visto il mare è subito corsa per tuffarsi! Non avevamo nemmeno finito di metterle la crema solare che già stava correndo verso la sua adorata acqua. Le sono subito andata dietro per metterle i suoi bracciolini di Frozen, che avevamo comprato per l’occasione, ma Emma ha risposto con la sua faccia buffa: “Mamma ma che fai, ora sono grande, so nuotare anche senza i braccioli!”.

Con Andrea, il papà, ci siamo guardati un po’ sorpresi ma al tempo stesso molto divertiti, e siamo andati tutti assieme a fare il bagno. Emma si divertiva un sacco, nuotando da me a lui, e chiamando a raccolta tutti gli amichetti che stavano sulla battigia a costruire castelli di sabbia. Molti di loro, come Luca ed Elisa, i figli gemelli della mia migliore amica, hanno subito fatto una faccia storta perché molto meno avvezzi all’acqua e hanno continuato nei loro giochi, con le formine e i secchielli.

Piano piano però, un passo per volta, anche gli altri bimbi si sono fatti trascinare, sarà stata l’indole da capogruppo della mia bambina, e adesso ogni volta sguazzano tutti assieme, sempre sotto lo sguardo attento di noi mamme e papà.

Così ogni weekend è diventato una festa per tutti, e anche se siamo fiaccati dai borsoni pieni di cambi, merende, succhi di frutta, creme solari, giochi e giochini, ci divertiamo tutti assieme ed è sempre l’occasione per inventare nuovi giochi in spiaggia e in acqua.

E voi? A che età i vostri bimbi hanno tolto la ciambella o i braccioli?

Buona estate a tutti, da Emma, Anna e Luca

Pagelle di fine anno: “Certo se sua figlia si impegnasse un po’ di più”

bambino che legge

“Tutto bene signora, i risultati sono stati quasi raggiunti, la media è abbastanza buona. Le potenzialità ci sono, ma la concentrazione a volte manca. Certo, se sua figlia si impegnasse un po’ di più e stesse più attenta in classe…”

Tutti gli anni, puntualmente, mia madre si recava a scuola per ritirare la mia pagella e ascoltava questo discorsetto che le mie maestre, un po’ amareggiate dalla mia scarsa attenzione, le facevano per cercare di motivarmi. Insomma, le potenzialità c’erano tutte, ma proprio non mi piaceva la scuola elementare, mi annoiava. Ricordo che spesso in classe la mia mente viaggiava in un mondo tutto suo. Così le settimane che precedevano la consegna della pagella erano cariche di tensione e il giorno del ritiro si trasformava in una lunga ramanzina dei miei genitori.

Nel corso degli anni, grazie a quelle “potenzialità” di cui parlavano le mie maestre e grazie anche ai rimproveri di mamma e papà, ho capito il valore dell’istruzione e l’importanza della scuola: mi sono diplomata al liceo scientifico e poi laureata con il massimo dei voti in medicina, la mia passione, ottenendo così le mie soddisfazioni. Ora sono un affermato medico pediatra e mamma di Matteo, un bambino che ha appena terminato la prima elementare. Solo adesso capisco le ansie che hanno provato per anni i miei genitori: ora che la mamma sono io e che mi trovo ad attendere con trepidante emozione la tanto agognata prima pagella di mio figlio. E il temutissimo incontro con le insegnanti. Sono molto emozionata ma allo stesso tempo tranquilla, ovviamente in questi mesi un’idea me la sono fatta. Matteo avrà sicuramente buoni voti in condotta, in italiano e in inglese. È un bambino molto educato e tranquillo, con una spiccata propensione per le lingue, ma (purtroppo o per fortuna) ha preso da me e molto spesso si isola nel suo mondo fatto di fantastiche avventure di cavalieri e draghi.

Oltre alla mia ansia, se così vogliamo chiamarla, avverto la sua preoccupazione, specialmente per la matematica. Tutte le sere, da quando ha preso quel brutto voto alla verifica di matematica, vive l’incubo della pagella e prima di andare a letto mi dice “Mamma, la matematica proprio non mi piace, non la capisco. E se prendo un brutto voto in pagella?”. Io cerco di rassicurarlo e di spiegargli che non sarebbe un dramma, che può succedere, e che è bravissimo in tutte le altre materie, ma niente da fare.

Penso che il pathos che accompagna il “rito” della pagella, se non è condito da eccessive aspettative o ansie immotivate, sia un momento di grande emozione e di crescita per noi genitori e per i nostri figli. Specialmente alle elementari, il ritiro delle pagelle dovrebbe essere un’occasione di ulteriore orgoglio, in cui poter trasmettere un messaggio positivo e dire ai nostri bambini “guarda cosa hai imparato a fare!”. Noi genitori abbiamo una grande influenza sui nostri figli perché siamo il filtro principale attraverso cui percepiscono il senso degli eventi della vita, quindi siamo noi, con le nostre reazioni e il nostro comportamento, a fare in modo che ai bimbi arrivi un messaggio positivo o negativo.

Indipendentemente dai voti finali in pagella, farò capire a Matteo che è stato bravo per aver imparato tante cose nuove durante quest’anno, e che nei prossimi ne imparerà sempre di più!

E voi? Come aspettate il giorno delle pagelle? Siete più preoccupati voi o i vostri figli?

Un caro saluto a tutti da mamma Luisa.

Sono un Papà geloso

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Ciao a tutti, sono Giacomo, vivo a Roma, ho 42 anni e sono il papà di una bellissima, biondissima e simpaticissima bimba di 5 anni e mezzo, Lucia.

Da settembre Lucia frequenta la prima elementare e, come è giusto che sia, si è già creata la sua piccola cerchia di amichette e (ahimè) amichetti. Eh si, è proprio questo il problema, gli amichetti… quelli maschi!!

Qualche domenica fa siamo stati a Ladispoli a trovare una mia zia.

Zia Anna era a fare merenda con la mia piccola Lucia e, tra una chiacchiera e l’altra – io ero a pochi metri di distanza a fingere di leggere il giornale, ma in realtà con l’orecchio destro ascoltavo la loro conversazione… si, lo so, non si fa! – le ha chiesto se aveva già un fidanzatino. Io dentro di me già ridevo compiaciuto perché mi aspettavo un: “Ma zia, cosa dici?!?! Lo sai che io amo solo il mio papà!!”. E invece… la mia piccola Lucia le ha bisbigliato: “Si zia, si chiama Andrea, è il mio compagno di banco, ci siamo fidanzati qualche giorno fa… Mamma lo sa, papà no. Ti prego, non glielo dire!”.

Mi si è gelato il sangue, il mio occhio sinistro ha iniziato a pulsare. Sono rimasto in silenzio a fissare il giornale. Per un attimo ho pensato a quei due fidanzatini già grandi: lui che la passa a prendere con il suo fiammante motorino rosso; lei che si fa bella per uscire con lui; lui che prova a darle il suo primo bacio; discoteche; cornetti di notte; musica ad alto volume; lui che le spezza il cuore…. Insomma, mentre ero lì a fare il vago la mia mente viaggiava e pensava a mia moglie – malvagia complice – che sapeva tutto, che era a conoscenza di quella mini-relazione-clandestina che si consumava alla mie spalle… “Ah, gliela farò pagare”… pensavo!

E proprio mentre mi stavo per alzare dal divano in cerca di mia moglie, per dirgliene quattro, mi volto e vedo Lucia, che ancora bisbigliava alla zia con quei suoi occhioni pieni di gioia e quel vestitino rosa e bianco che le avevo regalato al suo compleanno… In quel momento ho pensato che forse, dopo tutto, stavo un po’ esagerando.

Ok, lo ammetto, sono un papà geloso, ossessivo, compulsivo, pazzo. O forse sono solo premuroso – punti di vista. Non voglio giustificarmi ma penso, anzi sono certo, che tutti i papà del mondo siano gelosi delle proprie “Principessine”!

È che per la prima volta in quasi 6 anni ho pensato a mia figlia in una maniera diversa: non più solo come la mia piccolina da coccolare e proteggere, ma come ad una piccola donna che farà le sue esperienze (in un giorno molto lontano) e che merita di vivere la sua giovinezza senza un papà rompiscatole che origli le sue conversazioni.

Probabilmente, anzi, sicuramente non ci sarà nessun motorino rosso e nessun primo bacio – di certo non adesso (quell’Andrea lì farebbe comunque bene a stare molto attento).

Mentre ero lì che ancora pensavo, è arrivata Lucia che mi ha abbracciato e mi ha detto: “Papi, a cosa pensi? Andiamo a giocare? Ti va?”

In quel momento il mio cuore si è sciolto: “Certo piccola mia, andiamo a giocare subito!”.

Un caro saluto a tutti i papà come me, vi sono vicino!

Giacomo.

S.O.S. Fratellino in arrivo!

 

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Mi chiamo Giulia, ho 34 anni e vivo a Milano. Sono la responsabile di una galleria d’arte, un’amante dello shopping e del running la domenica mattina e una tifosa dell’Inter. Oltre ad essere la mamma di Beatrice, una bimba bellissima che sta per compiere il suo terzo anno di vita, sono anche una mamma incinta. Ebbene si, aspetto Federico, un bimbetto che verrà alla luce tra poco meno di 5 mesi.

Beatrice, lo ammetto, è sempre stata una bambina super coccolata da noi (me e mio marito) e soprattutto dai nonni – non avete idea delle liti che ho avuto con i miei genitori per non farla diventare una bambina viziata. Da quando ho scoperto di essere incinta, Beatrice è diventata gelosissima.

Noi cerchiamo di fare il possibile per farle accettare che a breve avrà un fratellino, lei a volte sembra esserne felice, a volte invece sembra proprio non volerlo. Fa i capricci, mette il broncio, fa i dispetti per attirare l’attenzione, la mattina poi, per mangiare una tazza di latte e 4 biscotti ci impiega anche tre quarti d’ora. Mi fa disperare e non so cosa fare! Vorrei prepararla al giorno della nascita di Federico e vorrei che per lei questa non fosse un’esperienza traumatica, ma un momento di gioia!

Mi trovo a scrivere questa lettera perché, qualche giorno fa, una mia amica mi ha parlato di BabySharing.com. Mi ha detto del Baby Blog, lo spazio in cui alcuni genitori raccontano le proprie esperienze e avventure. Così mi sono detta, perché non chiedere aiuto a quei genitori che hanno già vissuto la mia esperienza?! Cosa avranno fatto loro?

Leggendo sull’argomento ho appurato che ogni esperto ha la sua teoria: c’è chi paragona l’arrivo di un nuovo fratellino alle sensazioni che una moglie potrebbe provare se il marito, di punto in bianco, le proponesse di accettare una seconda moglie; c’è chi sostiene che non si tratti di gelosia ma della paura di perdere le attenzioni di mamma e papà; c’è poi chi consiglia di assecondare la gelosia del primogenito per non farlo sentire “cattivo” o “inadeguato”.

Io e mio marito, proprio recentemente, stiamo iniziando a seguire il “metodo della bambola” e devo dire che sembra funzionare (il che mi fa ben sperare): le abbiamo comprato una nuova bambola e ci giochiamo tutti e tre, mostrandole di quali cure e attenzioni avrà bisogno il fratellino, come gli verrà dato da mangiare, dove dormirà, etc., così lei si sente più grande, si sente utile, inizia a fare le prove generali e a capire che potrà essere d’aiuto per accudire un bimbo più piccolo di lei.

Secondo voi funzionerà? Ci avete mai provato? Ogni suggerimento e consiglio è ben accetto!!

Ora vi lascio perché Beatrice fa i capricci, vuole giocare con Rudy, la sua inseparabile bambola-bebè.

A presto e grazie in anticipo a tutti!

Mamma Giulia.

Questa è una Storia di Rinascita

Rinascita

 

Camilla arriva in un dicembre di tre mesi fa, con un sole caldo che filtrava dai grandi vetri dell’ospedale. Nasce di mattina presto, con la musica in sottofondo e un monitoraggio dei suoi battiti che mi faceva stare serena. Camilla mi ha resa mamma, mi ha scelta tra tante donne e lo ha fatto il primo aprile, ma noi lo abbiamo scoperto dopo. Ha scelto me e mio marito, dopo che l’abbiamo aspettata a lungo, a volte cercata con ostinazione, silenzi, pianti e anche risa.

E’ una storia questa che vi racconta di una mamma che, prima di Camilla, ha visto nascere di 40 settimane Teodoro e lo ha visto, silenzioso, scomparire dal mondo, veloce come era arrivato. La maternità nel 2013 aveva il sapore umido dei fiordalisi. C’è voluto molto tempo, tanto lavoro su sé stessa, tante parole scritte e non scritte, sogni, viaggi intrapresi facendo finta di niente anche quando quello stesso niente faceva male.

C’è voluta un’associazione, “Ciao Lapo”, che le ha fatto conoscere mamme come lei, in lutto, o già fuori dal lutto, ma sempre mamme come lei. C’è voluto il loro aiuto, quello di Teodoro che con il suo esserci-non esserci le ha insegnato un amore incondizionato. C’è voluto un cane, Marte, che con la sua presenza incombente, a tratti imbarazzante e spesso irriverente, la costringeva ad uscire di casa, a mangiare, ad occuparsi di altro, a voler tornare in quelle mura di casa dopo il lavoro. Ci sono poi volute le parole degli amici e delle amiche di una volta, e quelle delle mamme speciali di “Ciao Lapo”.

Poi c’è voluto anche un po’ di coraggio, sapete? Questa storia non può non raccontarvi del coraggio. Quello vero. Quello che davanti al test di gravidanza positivo fa venire la paura, fa venire le lacrime agli occhi e poi ritorna forte e aggressivo: il coraggio e l’amore per la vita. Questa storia racconta anche di nove mesi difficili, bellissimi e lunghissimi. Di risvegli abbracciata a suo marito, papà speciale, che aspettava la rinascita anche di sua moglie. Poi vi racconterò anche che questa mamma curava la sua pancia come fosse un cristallo, le parlava, le cantava canzoni, scriveva per lei filastrocche. Faceva le visite e non vedeva l’ora di conoscerla. Non comprava nulla però. Troppa la paura che teneva la mano stretta stretta al coraggio. E’ una storia poi che racconta di amici e nonni ansiosi.

Poi a dicembre, come un Natale intimo, in anticipo, come un regalo… Nasce il nostro “Babyrainbow”. Camilla, la sorellina di Teodoro. Che lega la mia seconda maternità ad una taglia 44 e le mie notti insonni ai suoi pianti e non più alle assenze-presenze-assenze. Camilla, che mi fa conoscere la vita e che mi ricorda ogni minuto, ogni giorno, che la mia famiglia è in Terra ma anche in Cielo, che noi siamo in tre (quattro con Marte) ma in realtà siamo con uno in più. E che è vero, senza “Ciao Lapo” e le mamme come me non sarei qui a scrivervi di noi, di me, perché le donne come me sanno che l’essenziale è davvero invisibile agli occhi. Adesso Camilla piange, perché vuole il latte. E’ marzo, il mese della primavera. Questa storia vi saluta, augurandovi rinascite, arcobaleni e speranza di giorni felici, felici come siamo noi ora.

Finisce questa storia tra un minuto, tra una riga soltanto, e vi abbraccia tutte, donne e mamme, e mamme speciali, donne in cerca di una maternità e non… Vi abbraccia perché l’amore vero rende felici e questo l’ho capito grazie ai miei figli, entrambi amati all’infinito.

Mamma Nicole

MISSIONE MAMMA

Missione Mamma

Farò tesoro di tutto ciò che la mia mamma mi ha insegnato

Ricordo con gioia la mia infanzia. Alcuni ricordi, quelli più lontani, sono un po’ sfocati, altri li ho ben impressi nella mente… i pianti disperati quando vedevo mia mamma uscire di casa per andare a lavoro, i capricci per avere l’ultima bambola uscita, che alla fine, mossi dai sensi di colpa, i miei genitori mi compravano, ma con la quale giocavo solo il primo giorno perché era più la smania di possederla che la reale voglia di giocarci… le domeniche assolate e i coni gelato della mia gelateria preferita, i cerotti messi con amore sulle ginocchia sbucciate e le liti con mia sorella maggiore, innescate da me solo per attirare l’attenzione e farmi “proteggere” dalla mia mamma… ero pur sempre la piccolina di casa!!

Tra qualche mese sarò io ad essere mamma, manca davvero poco. Aspetto Sofia, una bambina che nascerà ai primi di luglio. Il passaggio da figlia a madre spaventa sempre! E’ un momento di transizione, un passaggio della vita che ti cambia completamente, ti rende più forte, più responsabile, più lunatica ma più affascinante. Diventare genitore stravolge il tuo approccio alla vita, le tue abitudini, le tue priorità. E’ un’esplosione di emozioni e di sentimenti indescrivibili che, nonostante la paura, non vedo l’ora di provare!!!

Sarebbe bello se ogni momento della vita che porta a un cambiamento avesse un “libretto di istruzioni”, una Guida per essere una buona madre in cui trovare le risposte alle domande che invadono la mia mente: saprò capirla anche se non riuscirà a parlarmi? Saprò consolarla quando ne avrà bisogno? Saprò renderla una bambina felice?

Capisco che le risposte a queste domande non ci sono, nessuna futura mamma sa cosa succederà dopo. Quello che so è che farò tesoro di tutto ciò che la mia di mamma mi ha insegnato e spero proprio di riuscire nella mia missione… La Missione Mamma! Nel frattempo mi godo i miei ultimi mesi da figlia, voi incrociate le dita per me, non si sa mai!!

Laura, 30 anni, Roma.

“La Passerella” di Cecilia

Woman shopping clothes on stall at the bazaar
“Mamma ma io non voglio andare via!!!”. Ed è scoppiata in un pianto dolcissimo.

La mia Ceci (Cecilia, 6 anni) per la prima volta quest’anno è riuscita ad entrare nel commercio del riciclo.  E ha già piazzato un bel pareo, uno di quelli che mi ero comprata in uno dei miei viaggi ad est quando non c’era ancora lei, proprio sulla passerella dello stabilimento sotto Torre Paola, dove passiamo le nostre settimane al mare.

Fino alla scorsa estate eravamo stati solo ottimi clienti di quel mercatino dell’usato che regolarmente e quotidianamente attirava, rapiva, l’attenzione di Cecilia e Leone, il fratellone maggiore. Abbiamo comprato di tutto: spongebob usati, motoscafi da vasca malfunzionanti, album da colorare già colorati…

Ma non potevo esimermi dal farlo. Per 2-3 euro al giorno facevo felici i miei bambini e i piccoli “gestori” delle bancarelle da passerella. E tornavo bambina anche io, vendevo i miei Topolino usati sulla panchina nella piazzetta dove i miei genitori mi portavano in vacanza.  

Sarò nostalgica, ma quest’anno l’ho aiutata  a mettere su il suo primo banchetto/pareo. Abbiamo tirato fuori tutto quello che potevamo. Anche due magliette praticamente nuove di Disneyland Paris, che insieme al microfono delle Winx sono stati tra i nostri primi affari.

Totale dell’incasso: 6 euro. Cecilia era la bambina più felice della spiaggia. I suoi primi 6 euro! Già fantasticava su cosa farci. In realtà poi li ha reinvestiti sul banchetto della sua amichetta, ma erano tutti suoi! Da lì e per tutti i 20 giorni di mare ha continuato a vendere e a coinvolgere anche i nonni nella richiesta quotidiana di cose da poter prendere in casa ed esporre nel suo negozio sulla spiaggia.

Ma quando ha capito che il suo negozio potrà riaprire solo a luglio prossimo si è scatenata la tragedia!!! Poi per fortuna…

 

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La mamma di Achille, da buona amica e vicina di casa in queste vacanze, mi ha aiutato a consolarla. Sul suo iPad le ha mostrato dove poter mettere su un bel negozio: su Babysharing.com.  Si chiamerà “La Passerella” e sarà la nostra vetrina fino a quando torneremo al mare.

Stiamo solo scegliendo cosa mettere in vendita ma abbiamo già qualche idea: la sua prima bici, quella di Barbie (tanto ormai le ginocchia sbattono sul manubrio), completa di rotelle consumate ma funzionanti; la tavoletta da surf che a 5€ sarà un vero affare per l’acquirente, e quei braccioli che ci servivano prima del nostro faticosissimo corso di nuoto ma che ora potrebbero aiutare altri bambini a fare dei bagni di acqua e sole.

Sì, siamo pronte. Stiamo per aprire il nostro primo negozio virtuale. Cecilia già non sta nella pelle e io sono quasi più emozionata di lei!

Buon rientro a tutti e grazie Babysharing!

Mamma Vale

Cari Genitori, insegnate ai vostri figli a cavarsela da soli

Cari Genitori

La mia piccola Arianna è, come tutti i bambini d’Italia, appena rientrata a scuola. Per il momento va bene, è felice ed eccitata all’idea di conoscere nuovi bambini. Quest’anno fa la prima elementare e molti dei suoi compagni dell’Asilo frequentano altre scuole o altre classi.

Io e la sua mamma abbiamo scelto di risparmiarle il tempo pieno, almeno per il primo anno di elementari. Pensiamo sia ancora troppo piccola per sopportare lo stress di un giorno intero a scuola e uscire quando il sole è già quasi andato via completamente.

La nostra fortuna è che possiamo contare sui nonni – avete la minima idea di quanto siano importanti i nonni? – dato che io e mia moglie lavoriamo entrambi fino a tardo pomeriggio. Vivendo in una piccola città certamente è più facile, considerato che sia i miei sia i suoi genitori abitano non distante da casa nostra.

Il problema, se di questo si può parlare, nasce con la questione compiti. Noi siamo dell’idea che i bambini devono sforzarsi di cavarsela da soli fin dal primo giorno, e imparare a chiedere aiuto solo quando è davvero necessario. Sia io sia mia moglie siamo cresciuti così e questo ci ha aiutato non poco nella vita.

Per questo motivo abbiamo proibito assolutamente ai nostri genitori di fare i compiti al posto suo! Con noi sono stati bravi e non lo hanno quasi mai fatto, ma si sa, di fronte ai nipoti i  nonni sono certamente più morbidi. Però il nostro divieto è categorico e fino ad adesso ci assicurano di non aver mai ceduto.

E poi, con un po’ di egoismo, devo confessare che quando, appena rientrato da lavoro, la mia piccola viene ad abbracciarmi di corsa e mi chiede aiuto perché non riesce a fare qualcosa da sola, il mio cuore di padre si gonfia di un orgoglio indescrivibile.

Fino a sciogliersi in un brodo di giuggiole – si dice così no? – quando, dopo aver risolto insieme il problema, mi dà un bacio e mi sussurra: “Papà, sei il mio eroe”! Ah, le figlie femmine…

Addio vacanze: per il mio ometto sarà il primo giorno di scuola

primo giorno di scuola

Se penso a come mi sentivo all’idea di dover ritornare a scuola mi vengono ancora i brividi dietro la schiena. Anche se la mia carriera scolastica è ormai abbondantemente alle spalle, devo ammettere che è ancora un trauma per me percepire che le vacanze estive stanno per terminare.

Andando indietro con la memoria, però, ricordo come fosse ieri anche l’emozione di uno zaino nuovo da mostrare ai compagni, l’immancabile astuccio di He-Man (ve lo ricordate?) e un numero spropositato di matite da temperare che, non so per quale motivo, mi aiutavano a indorare meglio la pillola del ritorno a scuola.

Ecco, adesso sono padre e sto cercando di capire quali sensazioni possa provare mio figlio nella stessa situazione. O meglio, tecnicamente per lui non si tratta di un ritorno, ma della prima volta a scuola. Più precisamente un asilo nido, dove io e mia moglie abbiamo deciso di mandarlo per un paio di giorni a settimana a partire da settembre.

L’estate sta finendo e a breve il nostro piccolo uomo comincerà a passare un po’ di tempo fuori di casa, lontano da mamma e papà, imparando a cavarsela da solo. E’ un grande passo per un bambino di 18 mesi! Ed è un enorme passo, lo ammetto, anche per i suoi genitori.

La nostra idea è quella di aiutarlo ad apprendere alcune abilità sociali, dandogli la possibilità di stare in compagnia di altri bambini. Il posto che abbiamo scelto rispecchia da vicino il nostro approccio all’educazione. Hanno tanto spazio all’aperto, un sacco di bei giocattoli e svolgono numerose attività. Forse siamo anche un po’ gelosi!

Siamo già stati un paio di volte con lui per farlo acclimatare ed è sembrato molto ricettivo e a suo agio. Inoltre i responsabili del nido sono assolutamente favorevoli a visite da parte dei genitori. Cosa che io e mia moglie dovremo imparare a gestire.

Così, mentre è quasi il momento di dire addio ai giorni di riposo estivo, ci prepariamo per il suo, forse sarebbe meglio dire NOSTRO, primo giorno di scuola. E se da un lato sono sicuro che non sarà esente da lacrime, dall’altro sono abbastanza fiducioso che ci metterà poco ad amarla.

Speriamo non troppo, abbiamo ancora voglia di godercelo un po’ tutto per noi.

[Papà Fabio]

Papà in ferie: il vero lusso è goderti tuo figlio

papà in ferie

 

Cari utenti di BabySharing un saluto a tutti voi. Ho letto delle belle storie di papà alla prima esperienza e, come loro, vorrei raccontare la mia.

Mi chiamo Pietro, ho 32 anni e sono il papà di Valerio, il bimbo di due anni più bello al mondo. Almeno secondo me e la mia compagna Giulia.

Dopo un anno intenso di lavoro sono finalmente arrivate anche per noi le agognate vacanze. Niente di sfavillante, le nostre finanze non ce lo consentono. Solo un po’ di mare a casa dei nonni che, vi assicuro, non ha nulla da invidiare ad un 5 Stelle Resort.

Non per il lusso, sia chiaro, ma per l’ospitalità e, cosa ancora più importante, perchè danno a me e Giulia la possibilità di rilassarci davvero e ritrovare un po’ di intimità, spupazzandosi per bene il nostro Valerio.

Se solo un paio di anni fa qualcuno mi avesse detto, a me amante della bella vita, delle macchine e delle griffe del momento, che un cinema o un gelato dopo cena con la mia compagna sarebbe diventato lo svago più ambito, lo avrei preso per matto.

E invece, da quando è arrivata la nostra piccola peste, per fortuna, è così. Tutte le attenzioni sono rivolte a lui e di energie per altro ne rimangono poche.

Dopo  la sua nascita poi, Giulia ha dovuto lasciare il lavoro e, anche se non vogliamo affrettare i tempi, al momento fa fatica a trovarne uno che non la tenga troppo lontana da casa. Dunque il peso economico della famiglia è concentrato su di me e questo mi costringe a svegliarmi con gli uccellini al mattino e far parecchio tardi la sera.

Ne sono felice, non fosse che ho davvero poco tempo da passare con Valerio, di soddisfare tutte le sue aspettative quando mi vede rientrare a casa o di guardare un cartone animato per intero senza addormentarmi!

Ecco la cosa più preziosa che queste vacanze mi stanno regalando: la possibilità di conoscere mio figlio. Intendo conoscerlo davvero, emozionarmi per lo stupore di ogni sua prima volta e commuovermi per la felicità che gli leggo negli occhi ad avermi così presente.

Ho scoperto che gli piacciono gli animali, ha una passione per il gelato, non ama molto la televisione e si entusiasma a costruire i castelli di sabbia. E poi, ha un sinistro davvero niente male, magari mi diventa un calciatore!

Ma la scoperta più importante che ho fatto è che goderselo per più di tre ore al giorno è il vero lusso a cui può ambire un papà.

Il Sommergibile a Elastico

Sommergibile elastico

Ricordo quando avevo 7 anni e mio padre prese: un pezzo di un manico di scopa, una lattina di Coca-Cola, un piombo da pesca, un raggio di bicicletta con le clips, un elastico e dopo poco tempo giocavo con uno splendido sommergibile a carica.

Premetto che avevo parecchi dei giocattoli dell’epoca: macchine telecomandate, Intellivision (era una consolle simile alla playstation di oggi), il grillo parlante, l’allegro chirurgo, etc… però l’emozione che provai per quel sommergibile, estremamente semplice ed economico non l’avevo mai provata per nessun altro giocattolo.

Ero, molto probabilmente, affascinato dall’abilità di mio padre nel costruirne uno fatto in casa, comunque sta di fatto che il giocattolo era divertente e stimolante.

Oggi sono padre di due splendidi bambini, un maschietto e una femminuccia, rispettivamente di 4 e 2 anni, con i quali gioco parecchio. Ho perso il conto dei Duplo e dei Lego che ho montato e rimontato, delle bambole alle quali ho riattaccato gambe o braccia dopo averle truccate e pettinate, delle storielle che ho inventato e raccontato nella casetta di plastica.

Però mi domando spesso: sarò mai in grado di regalare loro un gioco che li emozioni tanto quanto il mio sommergibile a elastico?

Grazie a BabySharing per questo spazio, dove ho potuto condividere questa emozione.

A.R.

Pannolini, questi sconosciuti. Quali scegliere?

pannolini sconosciuti“Amore, amore, ti prego corri subito a casa”.

“Oh mio Dio cosa avrò combinato?”…

E’ stato il primo pensiero quando mia moglie mi ha chiamato di corsa. La sua voce era affannata, sembrava preoccupata. Arrivato a casa, la trovo con i lacrimoni agli occhi.

“Amore, cosa succede?”

Mi mostra il test di gravidanza, ci sono due lineette rosa. Ragiono, cerco di capire, capisco con quei 3 secondi di ritardo classici di noi uomini. Siamo incinti!!!

Paura, emozioni e tutto da scoprire. Perché nessuno sa fare il genitore, nessuno te lo insegna, e lo puoi imparare soltanto sulla tua pelle.

Visite mediche, analisi di ogni genere e alla fine quel giorno unico al mondo, perché in quel preciso giorno tutto il mondo sembra fermarsi, in quell’istante, in quell’attimo la tua vita prende una strada ben precisa, e capisci che tutto il resto non conta proprio nulla.

E poi finalmente a casa, la carrozzina, le copertine, i vestitini, i body, e poi loro: i pannolini… questi sconosciuti. Impari a conoscerli piano piano, le prime volte ci parli, gli chiedi di fare cose, ma alla fine restano sempre li, impuniti. E sono loro a decidere le sorti della tua giornata. Piange? Avrà il pannolino pieno. Ha fatto la pupù? Mi alzo io amore, che tu sei stanca.

Quante volte il tuo piccolo piange e, non sapendo cosa fare e da cosa dipenda, gli hai cambiato il pannolino? “Sì, sì, è il pannolino, poverina è piena di pipì”.

Hai mai contato quanti pannolini usi al giorno per tuo figlio?

Io sì. Una/due pupù, e 5/6 pipì. Stiamo, almeno nei primi mesi, a 8 pannolini al giorno. E se un pacco ne contiene una ventina, bisogna considerarne circa uno ogni due giorni. Un pacco che può costare in media 8€. Tre pacchi a settimana, quindi, 24 Euro. 96 euro al mese. 1152 euro l’anno. E pensare che con quei 1200 euro, da ragazzo ti organizzavi una vacanza super con tutti gli amici. Bei tempi.

E poi che imbarazzo della scelta. In farmacia o al supermercato potresti impazzire. Chicco, Huggies, Pampers, etc. Ma quale scegliere? Io ne ho provati e ho un’idea chiara e precisa, ma sapete… ogni sederino è diverso dall’altro e ogni esperienza anche. Io sono passato da quelli della Huggies ai Pampers, perché i Pampers New Born non hanno proprio paragone con nessun altro. La pupù resta sempre dentro, anche quando ne fa una tonnellata. Davanti c’è una lineetta gialla che diventa blu solo se è pieno di pipì.

Purtroppo costano tanto. Li trovi intorno ai 12 euro, ma ne vale la pena. Almeno per i primi mesi. Il grande problema è che in quei primi due mesi, inconsciamente, ti inizi a fidare della Pampers, ed ecco che dai New Born passi ai Baby Dry, o anche ai Sole e Luna. La marca dei pannolini diventa una fede.

Chissà, forse per il secondo figlio proverò la concorrenza, sempre che mia moglie me lo permetta. Perché lo sappiamo benissimo chi comanda in casa.

E se per caso come me, ti capita una figlia femmina, rassegnati! Ma ricorda che le coccole non sono mai troppe. Beati noi, Papà di figlie femmine…

Mia moglie ha imparato ad usare una nuova parola: “Almeno”

mia moglie

 

Un saluto a tutti i genitori di Babysharing.

Sono entrato a far parte della vostra grande famiglia da un solo mese e ho voluto subito cogliere l’opportunità di condividere con tutti voi la mia esperienza.

A inizio marzo è nato il piccolo Luca. Abbiamo aspettato tanto, fatto numerosi tentativi e proprio quando abbiamo iniziato a non pensarci più, è arrivato il primo ritardo. Poi quelle due striscette rosse sul test di gravidanza e la prima ecografia. La prima volta che ho sentito il suo cuoricino battere all’impazzata, ancora non ci credevo.

Salto i seguenti 8 mesi di nausee, attenzioni particolari, voglie, coccole, abbracci, chiacchierate notturne con una pancia che… ascoltava… E salto la corsa in ospedale, parenti e amici presenti, le 5 ore di attesa. Salto anche quel qualcosa di indescrivibile e magico che si prova quando ti mettono per la prima volta tuo figlio in braccio.

Sì, salto tutte le emozioni fantastiche per parlarvi del dopo. E non del “dopo” che pensate voi… Non vi parlerò né della gioia infinita che Luca ha portato nella nostra casa, né delle notti insonni. Voglio parlarvi invece di una nuova ed incredibile scoperta di mia moglie. La parola “almeno”.

Ebbene sì. Almeno. “Puoi ALMENO mettere a posto i calzini?”. “Puoi lavare ALMENO i piatti?”. “Puoi passare ALMENO l’aspirapolvere?”

E sia ben chiaro, non c’è cattiveria nelle parole di mia moglie. Né menefreghismo o sciatteria nel mio comportamento giornaliero. C’è solo una nuova consapevolezza. Anzi due. Una per me e una per lei.

La sua è che è diventata mamma, che ha sulle spalle una grande responsabilità, ma soprattutto un enorme superpotere, quello di riuscire a fare tutto e anche di più senza mai lamentarsi. Ricordate Spiderman? “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”

 

Mia moglie 2

 

Certo, ma anche delle piccole grane, le mie. Perché io – e qui la mia consapevolezza – posso farmi in quattro, non dormire la notte, andare a lavoro e correre a casa il prima possibile, ma non riuscirò mai a fare quanto lei. E’ una verità sacrosanta. La mamma è la mamma.

E tu diventi ALMENO utile a darle una mano…

Dico tutto questo con il sorriso. E con un cuore ancora più grande, perché ora ha spazio per tre persone.

Ma soprattutto lo faccio per dare un consiglio sincero a tutti i futuri papà che mi leggeranno. Siate pazienti, siate presenti. Siate premurosi e siate uomini. Aiutate e fate i padri davvero, perché è la cosa più bella del mondo. Ma non dimenticate mai che il vostro supereroe preferito è accanto a voi. E’ vostra moglie.

Quindi datele mille baci e abbracci. Fatela sentire sempre sicura e protetta. E ogni tanto regalatele un mazzo di fiori e dedicatele una canzone.

Magari… “ALMENO tu nell’universo”…

[il racconto ci è stato inviato da un papà di nome Massimo]

Come non farsi sfrattare dai giochi dei figli

Umzug mit Familie

Le feste sono terminate. Restano i ricordi delle strade illuminate, delle risate in compagnia e i chili in più da smaltire. Ma anche tanti regali, alcuni dei quali già vecchi. Sì, perché se come noi hai dei figli piccoli che crescono alla velocità della luce, i regali non durano mai più di un mese… se ti dice bene.

Ma come sono cambiate le cose negli ultimi anni. Prendiamo ad esempio il Natale appena trascorso.

Mia moglie ed io siamo rientrati in casa e abbiamo posato i regali ricevuti sul tavolo, proprio lì, in salone. Tutti i regali. Tutti per mio figlio Niccolò e per la nuova arrivata, Olivia, che ha solo qualche mese di vita e ancora non si rende conto cosa sia il Natale. Forse le tante luci ovunque, le coccole, gli abbracci. Ma secondo me, per lei, il Natale è “culla, pappa, e pupù”.

Beh, guardavamo il tavolo, e i regali erano tutti per loro. Tutine, body, magliettine, la più famosa “Sacco Nanna”, bavaglini, biberon, ciucci, giochi dei figli e oggetti personalizzati, lenzuola e pannolini (meno male perché di quelli Olivia ne consuma a vagonate).

Osservavo il tavolo in cerca dei miei regali, pensando tra me e me: “dai, che questa volta mi è andata bene”. Come non detto… Una borsa, un maglione così così e la solita cravatta. Me ne farò una ragione, ripensando ai bei momenti andati in cui Natale significava regali, tutti per me! E quella gioia di correre sotto l’albero e sentirsi felici come se non esistesse niente altro al mondo. Come bambini. Già… Proprio così. Perché ora siamo genitori ed è anche giusto che questo stesso sogno passi a loro…

Torniamo alla piccola Olivia e all’ometto di casa, Niccolò. Di tutti quei regali probabilmente ne indosseranno o utilizzeranno la metà. Olivia ne indosserà alcuni una sola volta, perché a questa età crescono più veloci dei miei capelli quando avevo 16 anni. Niccolò, invece, ha ormai tanti di quei giochi, che passare dalla sua cameretta ala cucina è ormai diventato un vero e proprio percorso a ostacoli.

Cosa ci faremo con tutte queste cose? Con tutti quei giochi dei figli? Potremmo regalarli ad amici o parenti, sempre che abbiano una figlia di due mesi o una piccola peste amante di macchinine e Lego… Resta l’ipotesi cantina, soffitta, o cassonetto della spazzatura, dove oramai finiscono tutte le cose vecchie?

Se invece li dessimo ad altri genitori come noi, facendoci anche qualche soldino (che male non fa… Di questi tempi, poi…)? Sarebbe un po’ come dare a questi oggetti una nuova vita.

Ecco, è proprio questo il punto. Dare una nuova occasione a tutti quegli oggetti, per neonati e bambini, che per un motivo o l’altro non sono stati utilizzati e sono in ottimo stato. Allo stesso tempo, mettere ordine nelle nostre case, ormai territori di guerra in trincea.

E perché no, guadagnandoci sopra qualcosa, o risparmiando per l’acquisto di quello che ci manca. Il nostro intento è, infatti, anche quello di riuscire ad aiutare tutti quei genitori che, tra un problema e l’altro, possano inserire nel bilancio familiare qualche soldino in più.

Vogliamo creare la prima vera community dedicata a tutte quelle mamme e a tutti quei papà. Un luogo dove scambiarsi oggetti. Un posto dove condividere esperienze.

Babysharing.com è quel luogo. Dove anche gli oggetti amati dai nostri figli hanno una seconda chance. E dove al tempo stesso è possibile far quadrare i conti familiari…